giovedì 11 ottobre 2012

Punti di Vista | PRADA | Autunno Inverno 2012/13



Le leggi della moda sono dure, ciò che è di moda è per molti, quello che fa tendenza per alcuni e quel che fa avanguardia sicuramente è per pochissimi.
Prada mescola il tutto, in un suo, ormai ampio repertorio, creando ogni volta uno stile che è un mix che bene si adatta ai tre tipi di pubblico o perlomeno è uno di quei marchi che fa da faro ai nuovi cambiamenti di rotta per le passerelle di tutto il mondo quindi tocca tutti i tipi di pubblico, anche quello che per principio non la stima.
Quindi, riassumendo, una collezione Prada appena esce in passerella è avanguardia, in seconda battuta durante la stagione è tendenza e passata la stagione è di moda.
Sulla sua passerella invernale ci fa immergere in un mondo, non nuovo e possiamo identificare da dove ha attinto per ogni ispirazione ma sicuramente ci fa pensare ad un viaggio, che poi è più mentale che fisico poichè ogni cifra del suo stile proviene da un luogo ben preciso ed ha un un legame profondo con la cultura stessa della stilista che con l'epoca attuale, che le è quasi sempre, antagonista.
In una lotta estrema per svincolarsi dalla etichetta di stilista alla moda, Prada, per non fare in modo che il marchio risulti statico, toglie dal suo stile i concetti che sono già diventati di moda (di solito nell'arco di una stagione) lasciando solo una debole scia del suo stile precedente, riconoscibile in un tessuto una finitura o un accostamento di repertorio.
Prada rielabora i suoi concetti facendo in modo che la sua donna non risulti mai ferma, ma ci appaia come una eterna viaggiatrice, oltre che una mangiatrice di stili, di cui fagocita elementi, icone, personaggi e personalità.
In poche parole ciò che rende nuovo lo stile di Prada è un concetto vecchio mescolato ad altrettanti già vecchi del suo archivio storico, di nuovo c'è la maniera in cui vengono elaborati e mescolati.
La forza di una collezione di Prada è nella reciproca  forza che si donano elementi contrastanti, il fiore fermato con una borchia di ferro, un tessuto a disegni tappezzeria lavorato come un capo di alta moda, la classica calzatura mary jane corazzata come uno stivale heavy metal.
Ciò che rende classico lo stile di Prada è la foggia immortale di alcuni pezzi che, svincolati dal contesto, funzionerebbero anche fra alcuni anni, come il tubino nero, il tailleur pantalone, il cappotto doppiopetto.
In questa proposta invernale fra gli eccessi del trucco e di alcuni pezzi d'immagine la collezione è di facile lettura e i riferimenti sono agli anni '60, alle dark lady, all'asia, l'arte psichedelica e al rigore militare e poi sapete che vi dico? Il mio viaggio l'ho compiuto e ci ho visto questo. Ora fate voi!

Punti di Vista | Alexander McQueen | Fall Winter 2012-2013


L'inverno di Alexander McQueen, disegnato da Sarah Burton, è la citazione di quell'immaginario caro al fondatore del marchio.
Su un palcoscenico scuro, sovrastato da una scultura di gocce di cristallo, si muove, ad altezza uomo, un esercito di bionde.
In bilico fra mondo terreno e ultraterreno le modelle appaiono sospese sulle scarpe altissime anche grazie all'atmosfera creata dalla musica.
Un gioco di note fuso ad un respiro affannoso, misterioso,  sensuale che scandisce il passo altero di ogni ragazza.
L'inizio della collezione è un trionfo di bianchi e una citazione alla regina dei ghiacci, più volte musa della maison.
Le lavorazioni richiamano quelle di certi abiti inglesi fra il 1600-1616 e alcuni dettagli come i colli a gorgiera (in questo caso di pelliccia/piume) e le lavorazioni a "cannone" sembrano ripresi dall'iconico costume elisabettiano (Elisabetta I Tudor).
Da metà sfilata in poi la creatura della prima parte della collezione muta assieme alle superfici e ai materiali, tessuti operati, applicazioni di piume , volant e pellicce, prendono il sopravvento e il corpo sembra espandersi. 
Le vaporose lavorazioni catapultano lo spettatore in un mondo fatto di creature fantastiche, in bilico fra flora e fauna.
La musica scandisce la metamorfosi e gli abiti sono a malapena riconoscibili nel susseguirsi di colori bianco, rosso, mauve e nero.
Lo scopo della collezione sembra essere l'annullamento del corpo, senza però modificarlo. 
Si percepiscono sotto le stratificazioni, i volumi originali ma i rimandi fantastici annullano la volontà dello spettatore di individuarne i tratti.
Così ci si lascia andare allo spettacolo visionario fino  all'ultima uscita in total black, impossibile da individuare sullo sfondo nero.
Annullato l'ultimo corpo e con esso lo spettacolo, allo spettatore rimane la sensazione di aver partecipato a un rito catartico, dove gli estremismi dello stile McQueen sono contemporaneamente la causa e la cura di tanta attenzione da parte del pubblico (sopratutto di fashion victim).

mercoledì 10 ottobre 2012

Punti di Vista | MARNI | Autunno Inverno 2012-13


La collezione invernale di Marni, disegnata da Consuelo Castiglioni è quasi monotona, colori rigorosi bianco, nero, cammello, grigio ma punteggiati da una nota di rosso acceso. 
Il rosso deciso dona all'insieme un carattere "fumettato" che non ci si aspetta da questo marchio, che solitamente ci ha abituato ad un gioco fatto di accostamenti morbidi e una donna con i piedi affondati nel presente anche quando viaggia con la testa. 
Quella donna sembra mutata in un'incrocio fra Mercoledì Addams e Emily the Strange versione adulta, con tanto di iconico capello liscio con frangetta, dagli occhi quasi celati e cerchiati dall'ombretto sfumato di rosso, donano alle modelle uno sguardo drammatico.
Anche gli accessori giocano con i colori della collezione e seguono lo stile fa l'infantile e il dark.
Il gioco di stampe e fantasie con cui il marchio è diventato famoso sono quasi assenti, quelle poche presenti, seguono il filo conduttore della collezione, grandi fiori su fondo neutro,  grandi quadri in bianco e nero sul tessuto tweed o jacquard dorati su fondo nero. 
Nella totalità le figure che sfilano sono più che altro vestite di segni a campiture piatte come quelle di certe illustrazioni dove il personaggio principale emerge dalla pagina con un colore che lo fa emergere dallo fondo altrimenti anonimo di una scena in bianco e nero.

martedì 9 ottobre 2012

Punti di Vista | Jil Sander | Fall Winter 2012-2013


La collezione autunno inverno 2012/13 di Jil Sander è l'ultima firmata da Raf Simons, il suo stile è evidentemente contaminato dalla Couture e dall'archivio storico della Maison Dior di cui è neo direttore creativo.
Alcuni capi ricordano molto quelli presentati alla Couture dello scorso luglio anche se qui non c'è traccia del ricamo che troviamo sui completi dell'alta moda, sarebbero stati veramente troppo per il celebre marchio noto per la pulizia delle sue linee.
E' palese che i riferimenti di Simons vadano verso donne taglienti, alcuni capi sarebbero perfetti per una per una eroina "Hitchcokiana" ambigua e lunare come quella interpretata da Kim Novak nel film "Vertigo", in italia con il titolo "La donna che visse due volte".
E' noto che Jil Sander non è un marchio noto per le decorazioni, la bellezza di ogni capo è nella costruzione sartoriale, ogni volume e ogni piega seducono con un'uso sapiente di inserti di materiale differente e un'uso del colore raffinato e senza tempo.
Anche se io adoro il bianco d'inverno le tonalità di questa collezione, con le sue variazioni di bianco appena sporcato di colore, fanno dubitare che si tratti di una collezione invernale.
Oltre il colore sono veramente pochi gli strati di tessuto che proteggono il corpo diafano delle modelle dal freddo di New York, dove il marchio sfila.
Bellissimi i coat, i cappotti, in tessuto double che avvolgono le prime uscite e bene si abbinano ad essi gli abiti scivolati con inserti di tessuto rosso.
Fra le novità interessanti, per un marchio come Jil Sander,  ci sono gli abiti dalla linea a corolla, quello che preferisco è in una tonalità rosa confetto, da indossare esattamente come è stato proposto in passerella, con scarpe alte a punta, rossetto rosso acceso (Rouge Dior), acconciatura raccolta e, vera nota raffinata, le mani in tasca con cui sarà difficile non atteggiarsi come un croquis firmato Monsieur Dior.