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martedì 16 febbraio 2016

E Poi?



Ecco la frase che al momento sta diventando i mio mantra, E poi? La mia nipotina me la ripete ad ogni occasione e nei fatti è importante non solo per poter prevedere ma anche per agire, per scegliere.

Negli ultimi mesi dell'anno ho lavorato molto in tal senso e sto continuando a farlo, lavoro non per cambiare il poi ma per renderlo il più piacevole possibile, lavorare faticare, facendo quello che più mi piace, disegnare.

La concentrazione sul lavoro non mi manca e da come è iniziato l'anno "il poi" è molto più di quello che mi è sembrato di aver seminato l'anno scorso e ciò è entusiasmante se pensate che mi è bastato ripetere a me stessa "lavora sodo, lavora e basta non guardare il giardino del vicino fai solo ciò che ti piace e in relazione a chi un tuo disegno lo compra, lo vuole, lo chiede"

E' bastato questo e tutto si è sbloccato.

Questo e il consiglio di dire più si che no.

Si è includere, dare ma anche ricevere, e i si detti al momento giusto portano anche una illustrazione per un evento assieme ad altri artisti e la richiesta di Gucci di appropiarsi della mia illustrazione.

Quando Gucci mi ha scritto, quasi non ci credevo, selezionata per la campagna #guccigram, una vera e grande soddisfazione, ha pubblicato la mia illustrazione sui profili social, immaginate il mio ego, alle stelle, in contemporanea disegno tutti i giorni, dalle sette alle otto ore al giorno sono immersa fraa matite fogli e pc, mi sto preparando per la fiera di Bologna, in aprile.
Insomma al momento sono molto presa da diversi progetti ecco perchè non scrivo spesso sul blog,

Intanto sto anche curando il mio portfolio e mi sono creata una autosfida con l'ashtag #1monthofpatterns, un mese di patterns, uno al giorno sul mio profilo Instagram , è una gara e un pretesto per disegnare solo pattern da utilizzare come texture e nuove stampe per il mio shop su Society6 ma non mancano i poi, infatti da questa gara mi è venuta un' idea per un libro illustrato.

Spero mi supporteranno mano, occhi, testa e pazienza, al momento non posso dire altro, incrocio le dita e vi saluto.

Buona Giornata Gente.




mercoledì 14 agosto 2013

Karen Walker | Eyewear Collection 2013



Karen Walker è una disegnatrice di moda e la linea di abbigliamento e accessori casual che porta il suo nome è uno dei marchi più interessanti della fashion week di New York.
L'impronta della sua collezione è essenzialmente, fresca, gioiosa e vitale, i suoi completi, spesso stampati a grandi fantasie sono sempre super accessoriati e nella gioiosa sequenza della colezione non si può rimanere indifferenti ai vari pezzi che compongono il completo, borse e gioielli tutti originalissimi per design e abbinamento di materiali e fra tutti spiccano gli occhiali.
In questa stagione Karen Walker ha scelto materiali e forme inusuali, alcune dall'aspetto spiccatamente retrò, la cartella  colori ha anche toni accesi, come il giallo e il turchese,   alcune montature sono composte da materiali a contrasto come il vinile  nero e superfici lucenti di glitter, il fascino che produce la collezione è dovuto alla gioia di vivere e l'anima ironica leitmotiv dei vari pezzi, tutti desiderabili.
Per la campagna pubblicitaria ha scelto delle donne stupende e di carattere che, come vedrete, sono adorabili, ironiche e forti come le clienti del marchio. 
Vi conquisteranno, così come vi conquisterà la collezione, da avere tutta, assolutamente! Che ne dite?



















martedì 22 maggio 2012

lunedì 13 febbraio 2012

Belli e Dannati.

Quante volte sono stata attratta da persone ambigue? Parecchie volte.
Il fascino e l'ascendente che hanno su di me è dato solo dal fatto che spesso, non sempre, sono persone perdute, anime dannate, in un certo senso perse e quindi pericolose.
E se il suddetto è anche bello o semplicemente beloccio, potete biasimarmi? Il fascino del bello e dannato chi non lo ha subito?
Penso a tutte quelle figure che, sono affascinanti, per il solo fatto che sappiamo essere in lotta con se stesse, con qualcosa a noi ignoto o ancor peggio con la morte.
Sapendo che forse perderanno, non senza combattere, e per questo non potete fare a meno di esserne attratti.
Che siano personaggi storici o di fantasia, di loro, i belli e dannati, le anime perse, ci piace quel che ritroviamo, e riconosciamo di noi stessi,o che vorremmo avere, quella attitudine da guaritore o da crocerossina, protettiva e salvatrice.
Vorremmo il ruolo, da protagonista, di quella che è riuscita a fare il miracolo della redenzione (almeno sul piano etico e sociale) nella vita di una anima dannata.
Pensiamo che se riusciamo a far innamorare di noi un bello e dannato siamo le persone più fortunate del mondo, perchè abbiamo salvato "il reietto".
Per questo ci piacciono eroi negativi, fascinosi ma pericolosi, pericolosi per se stessi e per gli altri.
Pensando ai vari clichè della moda e del costume, il bello e dannato è quello che ha ispirato le figure più affascinanti della storia e ha segnato e segna buona parte della letteratura, spesso caratterizzando l'epoca, la tendenza e lo spessore del vissuto romantico di una società.
Gli anni '80, del novecento, non hanno mai creato dei veri belli e dannati come nel decennio seguente.
Dal 1990 vengono rivalutati i canoni di bellezza decadenti che hanno portato, per esempio, nella musica a ripescare certe sonorità del passato e nella moda al gusto per il revival, segnando i canoni estetici che sono su molte passerelle e in strada ancora oggi.
Questi anni, quelli che stiamo vivendo, sono l'ulteriore cambiamento sulla scia di quel decennio, una ulteriore decadenza che sta trasformando l'eroe, bello e dannato degli anni '90 e primmo decennio 2000, portato oggi all'esasperazione in un filone neogotico che ha molto a che vedere con l'aria sospesa e il senso di precario equilibrio che stiamo vivendo.
Se negli anni '90 l'aria sospesa di quel decennio ha generato dei trend che si aggrappavano al passato in questi anni ancora di più e con la "decantata" crisi l'aria si è fatta gotica.
Non so voi ma io vedo la situazione attuale come una stanza con una fievole luce e dalla porta aperta attigua una stanza grande buia, nera, sul fondo di questa un'altra porta e un'altra stanza ma questa volta illuminata. Dall'altra parte il cambiamento e come recita una nota pubblicità, nulla è più certo del cambiamento.
Allora è meglio affrontarlo con un certo stile e savoir faire che si intona alla situazione.
Belli e dannati, Oscuri e quasi gotici, ma senza dubbio elegantissimi gli uomini secondo Prada.
Sono pronti ad attraversare questa epoca, oscura, con panciotti e completi maschili che richiamano alla mente uomini reali o immaginari e con un fascino di altri tempi, talvolta con un'ombra sul volto, un fascino misterioso e a tratti pericoloso.
Alcuni di loro ricordano il Dracula di Stoker in particolare quello cinematografico interpretato da Gary Oldman, che guarda caso è anche modello nella sfilata e testimonial della campagna pubblicitaria oppure il protagonista de "L'Età dell'Innocenza" interpretato da Daniel Day Lewis.
Ritratti maschil, uomini della classe ricca e borghese, ma che ambiscono ad elevarsi a nobiluomini o quanto meno a dandy o artisti di rinomata fama, la mia mente va ad Oscar Wilde e certi volti ritratti da Giovanni Boldini.
Sono chiari i richiami alla ritrattistica di maniera di fine ottocento e inizio novecento con tanto di tappeto rosso citazione delle tipiche camere rosse dette anche smoking room.
Queste erano le stanze della casa borghese, fine '800 e inizi '900, solitamente adibite come stanza per fumare, per ricevere visite e trascorrere ore di svago, erano tappezzate spesso di rosso, arredate con camino, divani, pianoforte e bella esposizione di collezione d'arte e oggetti rappresentativi dello status del padrone di casa, e sulla passerella gli uomini disegnati da Prada sono padroni di se, alcuni belli e altri anche dannati comunque figure che non si può fare a meno di ammirare.





Sopra due immagini dal Film "Dracula" di Francis Ford Coppola


Foto dal Film "L'Età dell'inncenza"


Sopra ritratto di Giovane donna al pianoforte.


Sopra ritratto di un Dandy di Giovanni Boldini


Autoritratto di Carl Larsoon


Sopra un ritratto di giovane uomo di Sargent


Sopra quadro di Giovanni Boldini, 
ritratto di John Singer Sargent 
detto anche "L'uomo Dallo Sparato"






Sopra immagini e campagna pubbliciaria Prada uomo F/W 2012-13.



mercoledì 20 luglio 2011

Divertissement.

Divertissement è il termine che mi viene in mente guardando le immagini delle sfilate della Haute Couture.
Blaise Pascal indicava il Divertissement come la piaga che rende gli uomini incapaci di guardare alla realtà delle cose, un uomo solo con se stesso che si ferma e si sofferma a pensare sente il vuoto e la sua essenza di essere mortale ma se è sempre in movimento si allontana dalla sua vera essenza, nel divertissement si distrae da se per non pensare alle brutture della propria esistenza.
Divertissement è un termine che deriva dal francese e significa divertimento e indica in particolare un' opera letteraria o artistica creata da un autore al solo scopo di autocompiacersi.
Nel divertissement in ambito stilistico e prettamente modaiolo non c'è ricerca, non c'è sperimentazione ma solamente un puro compiacimento stilistico.
A volte il divertissement è salutare se attraverso di esso si ricerca una propria grafia, un personale punto di vista, che serve a voltare pagina verso altre strade, ma quello che vedo nelle sfilate della Haute Couture è la più sconfortante sequela di divertissement che si possa vedere.
Solitamente dalla Haute Couture con le sue lavorazioni, i ricami e gli eccessi, nascono le suggestioni, le ispirazioni che guideranno le tendenze delle successive stagioni di pret-a-porter; ma nella Couture per l'autunno inverno prossimo i temi e le variazioni stilistiche di ogni casa di moda sono noiose e prive di quella ricerca che di solito le contraddistingue.
Givenchy è decisamente sottotono e gli abiti pur stupendamente ricamati e costruiti, sembrano una ripetizione di quelli presentati nelle passate stagioni.
Il filo conduttore delle sfilate di Alta moda è una iperdecorazione in stile classico che ricorda le citazioni poetiche dell'ultimo Alexander McQueen.
Sopratutto nelle uscite di Valentino è possibile notare tali similitudini e i richiami stilistici allo stilista inglese si notano subito dalla scelta dei colori, che è una quasi assenza di colori, il manierismo dei ricami e la scelta di truccare e pettinare le modelle come regine glaciali. Fredde silfidi appartenenti ad un popolo nordico e antico che ricordano più McQueen e sul finale anche un Armani di altri tempi, più che il Valentino del jet-set.
Il picco della noia si raggiunge vedendo Karl Lagerfeld per Chanel, sempre uguale, cita se stesso, più di quanto non lo faccia nella sua prima linea, infatti le modelle indossano guantini di pelle tagliati a metà sulle dita, alti stivali neri e lo sguardo è velato dal tulle nero. Propone abiti che di Mademoiselle Coco ormai non vi è nulla se non richiami ad alcune linee d'abito.
L'amato tailleur bouclè ha perso i taschini che lo caratterizzano e alla linea dritta della famosa giacca Lagerfeld sostituisce quella di una giacca con taglio in vita e baschina a corolla con spalle larghe (quasi anni '80) di diverse proporzioni e stili che non fanno altro che rendere confusionaria l'intera sfilata.
L'Orientalismo è un tema molto caro a re Giorgio che in questa collezione di Armani Privè lo ripropone portandolo per quanto gli è possibile, al limite dell'eccentrico.
Una misurata voglia di eccesso, che per Armani si denota dalla stampe che diventano macro, uso di più ricami e tessuti su una sola uscita, effetti di patchwork, acconciature maestose e colorate. Una sfilata elegante, lineare, con un filo conduttore ben preciso, un divertissement per Armani Privè, che non aggiunge nulla di nuovo a quella ricerca che è tipica dell'alta moda.
Sulla passerella di Dior sembra ancora di vedere Galliano e nelle prime uscite il completo da giorno in stile Dior è ravvivato dalle tinte fluo, tessuti fantasia in un mix che ricorda le illustrazioni di Antonio Lopez degli anni '80.
D'improvviso però la silhouette si spegne nei toni del sabbia, dell' oro e del bianco e quella collocazione anni '80 sparisce in un susseguirsi di uscite similissime l'una all'altra.
Sul finale le grandi acconciature alte si "sgonfiano " e lasciano il posto a criniere leonine in stile anni '70 in una confusione di abiti e stili, si accavallano anni '60, '70, nel finale gli abiti da sera sono ampi come quelli delle dame dell'ottocento fra loro spicca una citazione al pierrot, alla luna, alle stelle e chi più ne ha più ne metta.
Esercizi di stile o divertissement anche Dior non mi entusiasma e nel cercare conforto mi imbatto in Giambattista Valli, la sua collezione a parte qualche uscita rispetta a pieno i canoni dell'alta moda, ma anche qui ci sono citazioni a epoche e stili diversi.
Capisco che questo genere di divertissement è fatto per vendere profumi, cosmesi e tutti gli accessori che sono alla portata di un pubblico più ampio, ma secondo me così facendo si confondono stili e si disperdono dei messaggi che nell'alta moda è possibile fare e a me piacerebbe vedere.
Se anche in questo settore non si dice più nulla, allora ha ragione Valentino Garavani quando dice che non ci sono più i numeri, ne gli eventi per fare quel tipo di moda.
Se guardo indietro però vedo molta più gente oggi che fa l'alta moda di 10 o 15 anni fa, sopratutto molti più giovani che vorrebbero farla, e per quelli che la fanno non so se in realtà ci riescono a vivere.
Le clienti dell'alta moda sono rare perle contese dalle case di moda.
Le sartorie con tanto di première e uno stuolo di sarte e ricamatrici stanno scomparendo e nel complesso forse è anche giusto se si valuta la situazione mondiale dove le dovremmo preoccuparci di ben altro, ma se è stato giusto per Christian Dior presentare il New Look quando il mondo era in miseria, perchè la stessa cosa non è valida per oggi?
Credo che la risposta si debba ricercare nella globalizzazione che se da un lato accentua i caratteristiche di un popolo dall'altro si appiattisce la scelta dei prodotti e li amalgama il gusto.
Nell'insicurezza dei mercati, la richiesta internazionale e conti che devono per forza salire, i designer si rifugiano in una terra di nessuno, attingono agli archivi storici, ripescano fra gli abiti più venduti e l'unica via di fuga è in quell'immagine assodata e rassicurante che è tipica di chi del divertissement ha fatto un business.
A rischiarare l'orizzonte ci pensa però uno stilista, Martin Margiela che con la sua Maison cerca di portare l'alta moda su un'altro livello, più simile ad un happening artistico che a un business.
Il concetto di base delle sue sfilate è più vicino a Dior di quanto non lo sia stato Galliano.
I suoi abiti hanno la stessa forza di un pugno in faccia, così come deve esserlo stato ai tempi il completo bar alla fine degli anni '40.
La sua sfilata non ha nulla di accattivante a livello di immagine, ma le sue sfilate sono sempre un punto di riferimento per chi, come me, lavora nel settore.
La sperimentazione è il divertissement di Martin Margiela e la risultanza di questi è che prima o poi i segnali del suo stile, come quello di pochissimi altri che ne sono in grado, si ritrovano sulle passerelle del pret-a-porter e gli effetti, edulcorati dagli eccessi, si ripercuotono a catena su tutta una serie di prodotti, che vanno dalla moda al design, all'arte.
La sua collezione in prima battuta non è decifrabile, e forse neanche in seconda ma sicuramente fra le maison è quella che fa più parlare.
Nel divertissement la mia penna si e compiaciuta e ha detto tutto ora tocca ad ago e filo e se nell'attesa vorrete controbattere a quanto ho detto sarò lieta di intavolare una qualsiasi discussione purchè sia sempre vivo il divertissement.



^GIVENCHY


^CHANEL




^VALENTINO



^DIOR




^GIAMBATTISTA VALLI




^ARMANI PRIVE'




^MAISON MARTIN MARGIELA