Illustrazione per Armani Privé
Visualizzazione post con etichetta Armani Privé. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Armani Privé. Mostra tutti i post
martedì 5 marzo 2013
lunedì 14 gennaio 2013
Ogni Riferimento è Puramente Estetico
A Sinistra: la giornalista Lilli Gruber in Giorgio Armani,immagine tratta dalla trasmissione "Otto e Mezzo" (La7) del 10 Gennaio 2012.
A Destra: Stregatto in un fotogramma del Film 'Alice nel paese delle meraviglie' di Walt Disney del 1951.
mercoledì 4 luglio 2012
Giorgio Armani Privé | Haute Couture | Autunno Inverno 2012-2013
Armani Privé ci aveva abituati (ma non troppo!) a delle stravaganze non proprio tipiche per Re Giorgio.
Questa collezione, sin dalle prime uscite, sembra tornare alle origini dello stile Armani, giacche e pantaloni sono i padroni indiscussi della passerella.
I pantaloni sono morbidi e spesso in velluto nero contrastano con le giacche in tessuto chiaro e setoso dalle delicate tonalità pastello, rosa cipria, acquamarina e un indefinito lilla/grigio.
Per le uscite da giorno le modelle hanno una acconciatura che gli conferisce una testa piccola e contenuta in un piccolo basco nero dalla linea pulita ed essenziale.
A metà collezione l'allure cambia e le linee si ammorbidiscono ulteriormente nella parte alta del busto sposando il colore,geranio e indaco.
A fine sfilata la collezione è molto più dark di quello che era all'inizio.
Le prime uscite, da giorno, hanno il nero come filo conduttore che è decisamente smorzato dalla immagine, vagamente parigina e cittadina, che rende terrena e accessibile ogni uscita mentre nelle ultime uscite il nero è decisamente predominante e con il nero le superfici sono traslucide e in alcuni casi metalliche, il volto delle modelle è celato da un velo nero sottile e finemente ricamato che fa assumere a ognuna di loro un'aura ultraterrena e magica.
Ogni abito nero sembra dissonante con il precedente e in lotta per farsi notare anche perchè non c'è un vero filo conduttore, oltre il nero, a legare gli abiti da sera e sul finale di sfilata, con un colpo d'occhio, tutte le modelle in fila sullo sfondo sembrano delle funeste vestali.
lunedì 18 giugno 2012
Armani firma il Tour di Lady GaGa
Cosa hanno in comune Re Giorgio e la Regina dell'Eccesso, verrebbe da dire quasi niente, eppure, i figurini firmati dal Re della moda sobria ed elegante, sono uno sfoggio di qualunque oggetto sia capitato a tiro della cantante. I diversi look sono studiati appositamente per lo spettacolo asiatico ma sopratutto sembrano una dedica di ammirazione, visto il richiamo mediatico che ha una star come Lady GaGa.
Lo stile Armani è quanto di più lontano possa esistere da uno stile eccessivo come quello della cantante, Re Giorgio ha vestito altre star della musica ma sempre con i toni pacati e i segni che contraddistinguono lo stile Armani, fatto di grigi, neri e tonalità sabbiose e linee morbide.
Eppure dopo l'esordio di Armani Privé, Re Giorgio, non solo si cimenta in mirabolanti esercizi stilistici ma riesce, a vestire, senza risultare fuori luogo una cantante famosa per i suoi stravaganti look, come per il look da "astro nascente" che la star ha indossato ai Grammy Award del 2010.
In quella occasione Lady Gaga indossa un abito della ultima collezione catalizzando l'attenzione di pubblico e media che le donarono enorme spazio su carta stampata e internet.
Un ritorno di immagine per l'Atelier Armani che per il lancio della nuova linea di alte moda investì e investe moltissimo, sia in termini di creatività che in termini di budget.
Intanto Giorgio Armani ha dichiarato:
"Collaborare con Lady Gaga è per me ogni volta un’esperienza nuova. Mi piace la sua capacità di usare la moda come elemento scenico per costruire il suo personaggio. È un’artista di talento e dalla grande intelligenza: creare costumi di scena per lei è un esercizio creativo davvero stimolante".
Ben venga, alllora, il sodalizio fra Lady Gaga e Re Giorgio se lo spettacolo a cui potremo assistere sarà di alto livello, intanto ci è stata data la possibilità di sbirciare fra i figurini.
Che ne pensate?
Lo stile Armani è quanto di più lontano possa esistere da uno stile eccessivo come quello della cantante, Re Giorgio ha vestito altre star della musica ma sempre con i toni pacati e i segni che contraddistinguono lo stile Armani, fatto di grigi, neri e tonalità sabbiose e linee morbide.
Eppure dopo l'esordio di Armani Privé, Re Giorgio, non solo si cimenta in mirabolanti esercizi stilistici ma riesce, a vestire, senza risultare fuori luogo una cantante famosa per i suoi stravaganti look, come per il look da "astro nascente" che la star ha indossato ai Grammy Award del 2010.
In quella occasione Lady Gaga indossa un abito della ultima collezione catalizzando l'attenzione di pubblico e media che le donarono enorme spazio su carta stampata e internet.
Un ritorno di immagine per l'Atelier Armani che per il lancio della nuova linea di alte moda investì e investe moltissimo, sia in termini di creatività che in termini di budget.
Intanto Giorgio Armani ha dichiarato:
"Collaborare con Lady Gaga è per me ogni volta un’esperienza nuova. Mi piace la sua capacità di usare la moda come elemento scenico per costruire il suo personaggio. È un’artista di talento e dalla grande intelligenza: creare costumi di scena per lei è un esercizio creativo davvero stimolante".
Ben venga, alllora, il sodalizio fra Lady Gaga e Re Giorgio se lo spettacolo a cui potremo assistere sarà di alto livello, intanto ci è stata data la possibilità di sbirciare fra i figurini.
Che ne pensate?
Lady Gaga in Armani Privee ai Grammy Awards del 2010
Sotto i Figurini di Armani per il "The Born This Way Ball Tour"
mercoledì 20 luglio 2011
Divertissement.
Divertissement è il termine che mi viene in mente guardando le immagini delle sfilate della Haute Couture.
Blaise Pascal indicava il Divertissement come la piaga che rende gli uomini incapaci di guardare alla realtà delle cose, un uomo solo con se stesso che si ferma e si sofferma a pensare sente il vuoto e la sua essenza di essere mortale ma se è sempre in movimento si allontana dalla sua vera essenza, nel divertissement si distrae da se per non pensare alle brutture della propria esistenza.
Divertissement è un termine che deriva dal francese e significa divertimento e indica in particolare un' opera letteraria o artistica creata da un autore al solo scopo di autocompiacersi.
Nel divertissement in ambito stilistico e prettamente modaiolo non c'è ricerca, non c'è sperimentazione ma solamente un puro compiacimento stilistico.
A volte il divertissement è salutare se attraverso di esso si ricerca una propria grafia, un personale punto di vista, che serve a voltare pagina verso altre strade, ma quello che vedo nelle sfilate della Haute Couture è la più sconfortante sequela di divertissement che si possa vedere.
Solitamente dalla Haute Couture con le sue lavorazioni, i ricami e gli eccessi, nascono le suggestioni, le ispirazioni che guideranno le tendenze delle successive stagioni di pret-a-porter; ma nella Couture per l'autunno inverno prossimo i temi e le variazioni stilistiche di ogni casa di moda sono noiose e prive di quella ricerca che di solito le contraddistingue.
Givenchy è decisamente sottotono e gli abiti pur stupendamente ricamati e costruiti, sembrano una ripetizione di quelli presentati nelle passate stagioni.
Il filo conduttore delle sfilate di Alta moda è una iperdecorazione in stile classico che ricorda le citazioni poetiche dell'ultimo Alexander McQueen.
Sopratutto nelle uscite di Valentino è possibile notare tali similitudini e i richiami stilistici allo stilista inglese si notano subito dalla scelta dei colori, che è una quasi assenza di colori, il manierismo dei ricami e la scelta di truccare e pettinare le modelle come regine glaciali. Fredde silfidi appartenenti ad un popolo nordico e antico che ricordano più McQueen e sul finale anche un Armani di altri tempi, più che il Valentino del jet-set.
Il picco della noia si raggiunge vedendo Karl Lagerfeld per Chanel, sempre uguale, cita se stesso, più di quanto non lo faccia nella sua prima linea, infatti le modelle indossano guantini di pelle tagliati a metà sulle dita, alti stivali neri e lo sguardo è velato dal tulle nero. Propone abiti che di Mademoiselle Coco ormai non vi è nulla se non richiami ad alcune linee d'abito.
L'amato tailleur bouclè ha perso i taschini che lo caratterizzano e alla linea dritta della famosa giacca Lagerfeld sostituisce quella di una giacca con taglio in vita e baschina a corolla con spalle larghe (quasi anni '80) di diverse proporzioni e stili che non fanno altro che rendere confusionaria l'intera sfilata.
L'Orientalismo è un tema molto caro a re Giorgio che in questa collezione di Armani Privè lo ripropone portandolo per quanto gli è possibile, al limite dell'eccentrico.
Una misurata voglia di eccesso, che per Armani si denota dalla stampe che diventano macro, uso di più ricami e tessuti su una sola uscita, effetti di patchwork, acconciature maestose e colorate. Una sfilata elegante, lineare, con un filo conduttore ben preciso, un divertissement per Armani Privè, che non aggiunge nulla di nuovo a quella ricerca che è tipica dell'alta moda.
Sulla passerella di Dior sembra ancora di vedere Galliano e nelle prime uscite il completo da giorno in stile Dior è ravvivato dalle tinte fluo, tessuti fantasia in un mix che ricorda le illustrazioni di Antonio Lopez degli anni '80.
D'improvviso però la silhouette si spegne nei toni del sabbia, dell' oro e del bianco e quella collocazione anni '80 sparisce in un susseguirsi di uscite similissime l'una all'altra.
Sul finale le grandi acconciature alte si "sgonfiano " e lasciano il posto a criniere leonine in stile anni '70 in una confusione di abiti e stili, si accavallano anni '60, '70, nel finale gli abiti da sera sono ampi come quelli delle dame dell'ottocento fra loro spicca una citazione al pierrot, alla luna, alle stelle e chi più ne ha più ne metta.
Esercizi di stile o divertissement anche Dior non mi entusiasma e nel cercare conforto mi imbatto in Giambattista Valli, la sua collezione a parte qualche uscita rispetta a pieno i canoni dell'alta moda, ma anche qui ci sono citazioni a epoche e stili diversi.
Capisco che questo genere di divertissement è fatto per vendere profumi, cosmesi e tutti gli accessori che sono alla portata di un pubblico più ampio, ma secondo me così facendo si confondono stili e si disperdono dei messaggi che nell'alta moda è possibile fare e a me piacerebbe vedere.
Se anche in questo settore non si dice più nulla, allora ha ragione Valentino Garavani quando dice che non ci sono più i numeri, ne gli eventi per fare quel tipo di moda.
Se guardo indietro però vedo molta più gente oggi che fa l'alta moda di 10 o 15 anni fa, sopratutto molti più giovani che vorrebbero farla, e per quelli che la fanno non so se in realtà ci riescono a vivere.
Le clienti dell'alta moda sono rare perle contese dalle case di moda.
Le sartorie con tanto di première e uno stuolo di sarte e ricamatrici stanno scomparendo e nel complesso forse è anche giusto se si valuta la situazione mondiale dove le dovremmo preoccuparci di ben altro, ma se è stato giusto per Christian Dior presentare il New Look quando il mondo era in miseria, perchè la stessa cosa non è valida per oggi?
Credo che la risposta si debba ricercare nella globalizzazione che se da un lato accentua i caratteristiche di un popolo dall'altro si appiattisce la scelta dei prodotti e li amalgama il gusto.
Nell'insicurezza dei mercati, la richiesta internazionale e conti che devono per forza salire, i designer si rifugiano in una terra di nessuno, attingono agli archivi storici, ripescano fra gli abiti più venduti e l'unica via di fuga è in quell'immagine assodata e rassicurante che è tipica di chi del divertissement ha fatto un business.
A rischiarare l'orizzonte ci pensa però uno stilista, Martin Margiela che con la sua Maison cerca di portare l'alta moda su un'altro livello, più simile ad un happening artistico che a un business.
Il concetto di base delle sue sfilate è più vicino a Dior di quanto non lo sia stato Galliano.
I suoi abiti hanno la stessa forza di un pugno in faccia, così come deve esserlo stato ai tempi il completo bar alla fine degli anni '40.
La sua sfilata non ha nulla di accattivante a livello di immagine, ma le sue sfilate sono sempre un punto di riferimento per chi, come me, lavora nel settore.
La sperimentazione è il divertissement di Martin Margiela e la risultanza di questi è che prima o poi i segnali del suo stile, come quello di pochissimi altri che ne sono in grado, si ritrovano sulle passerelle del pret-a-porter e gli effetti, edulcorati dagli eccessi, si ripercuotono a catena su tutta una serie di prodotti, che vanno dalla moda al design, all'arte.
La sua collezione in prima battuta non è decifrabile, e forse neanche in seconda ma sicuramente fra le maison è quella che fa più parlare.
Nel divertissement la mia penna si e compiaciuta e ha detto tutto ora tocca ad ago e filo e se nell'attesa vorrete controbattere a quanto ho detto sarò lieta di intavolare una qualsiasi discussione purchè sia sempre vivo il divertissement.
^GIVENCHY
^CHANEL
^VALENTINO
^DIOR
^GIAMBATTISTA VALLI
^ARMANI PRIVE'
^MAISON MARTIN MARGIELA
Iscriviti a:
Post (Atom)



























