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giovedì 11 luglio 2013
Ogni riferimento è puramente estetico
Nella foto in alto:
"Colazione sull'erba" titolo originale "Le déjeuner sur l'herbe è un dipinto ad olio su tela di cm 208 x 264 realizzato tra il 1862 ed il 1863 dal pittore francese Édouard Manet, conservato al Musée d'Orsay di Parigi.
Nella foto in basso:
Un fotogramma dal cortometraggio, "DIOR Secret Garden 2" per la fall winter 2013, set Versailles Parigi.
giovedì 2 maggio 2013
Ogni Riferimento è Puramente Estetico
A Sinstra:
Audrey Hepburn, foto di Howell Conant.
A Destra:
Particolare dalla sfilata Dior Haute Couture Estate 2013, Designer Raf Simons.
domenica 31 marzo 2013
Una Foto a Caso
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giovedì 31 gennaio 2013
DIOR | Haute Couture | primtemps été 2013
Raf Simons prosegue la sua collaborazione in casa Dior riportando in passerella silhouettes che aveva già presentato nella scorsa alta moda.
Molto simile anche la cartella colori, pressochè invariata e gli interventi di ricamo presenti su alcuni capi.
Si potrebbe definire una collezione senza sbavature, tutto è calibrato alla perfezione, linee perfettamente disegnate, proporzioni bene equilibrate che enfatizzano maggiormente l'estrema magrezza delle modelle.
Grande assente è l'ombra, a partire da quella determinata dalla luce sulle modelle a quella di una sbavatura sugli abiti, data da una piega o un filo, niente è lasciato al caso e nella estrema pulizia si perdono quei picchi ad effetto, quelle arguzie spettacolari tipiche di ogni grande maison di alta moda.
Dior con l'alta moda ha da sempre il compito di far innalzare il fatturato nei prodotti di cosmesi e nelle licenze ma con questa sfilata rimane ben poco in mente, è uno spettacolo che scorre piatto e molto pacato fino a rasentare la noia.
Nella collezione alcuni pezzi sembrano la replica della collezione pret-a-porter, in altri, come quelli con ricami a petali in rilievo, c'è l'evidente tentativo di sperimentazione che però in poche uscite non lancia la collezione nella giusta direzione per essere ricordata come "da sogno".
La poca sicurezza sulle nuove sperimentazioni frammenta e crea confusione in un'ormai collaudato clichè fatto di gonne a corolla, corpini sottili e abiti a palloncino che fanno da punteggiatura a una perfetta coreografia nell'immensa scenografia, un giardino di cespugli sempreverdi anch'esso asettico.
Nulla è lasciato al caso, sapientemente costruito da mani esperte, e si vede, ma l'impressione che ho finito di vedere la sfilata è che nell'assoluta asetticità il sogno da incarnare è freddo ed essendo freddo è più un pensiero, un'idea e non un'ideale.
L'alta moda priva di ideali e di sogni da incarnare è come un cantante con una tecnica perfetta ma privo del senso di interpretazione.
mercoledì 2 gennaio 2013
Una Foto a Caso
Foto di Tim Walker tratta da W magazine dall'editoriale "Red Hot", protagonista e modella d'eccezione Marion Cotillard, in questa foto posa con una creazione Dior.
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Vogue Korea | Gennaio 2013 | Woman in Folk Painting
Redazionale "Woman in Folk Painting" tratto da Vogue Korea di Gennaio, Fotografo Koo Bohn Chang, Stylist Seo Young Hee, Modella Lee Hye Jung.
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giovedì 13 dicembre 2012
giovedì 30 agosto 2012
DIOR | AD Campaign | Fall Winter 2012 2013
Fotografia Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, modelle Daria Strokous, Melissa Stasiuk and Xiao Wen Ju, location la Galeries Des Glaces, Château de Versailles, Parigi.
Sotto alcuni scatti e il film, Secret Garden che da il titolo alla campagna pubblicitaria.
lunedì 27 agosto 2012
Una Foto A Caso
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martedì 3 luglio 2012
Christian Dior | Haute Couture | Fall Winter 2012 2013
Niente passerella da Dior dove la luce bluastra, riverbero delle pareti fiorite (1 milione di fiori veri), sottolinea il rigore con cui è costruita la collezione.
Niente di artificiale o artificioso come accadeva nelle presentazioni curate da John Galliano. L'atmosfera è rarefatta come lo sono le modelle che incedono a passo lento e hanno la stessa altera postura di certi figurini di Monsieur Dior.
Raf Simons, nuovo art director, celebra Dior catalizzando l'attenzione sugli abiti e riprende i capi storici e tanto cari alla Maison, New Look per primo.
Le uscite iniziali, total black, ad un primo colpo d'occhio sono semplici ma non vanno scambiate per minimaliste, come non lo è la collezione, la cura con cui Simons e le maestranze Dior creano i completi, giacche e pantaloni, fa capire che l'artificio è nella costruzione e la dedizione al dettaglio sartoriale.
Ogni giacca e ogni abito sono una rievocazione storica dell'archivio Dior, ma senza troppi dettagli da costumista, che renderebbero vano l'intento di Simons, che credo sia, una riscoperta alle lavorazioni, alla artigianalità del lavoro di stilista, in questo caso al lavoro di couturier.
Le lavorazioni non mancano a partire dalle costruzioni sartoriali di certi corpetti e di certe gonne a corolla con le strutture sottostanti che le rendono possibili, sottogone e imbottitre e per finire a quelle più visibili in rilievo con lavorazioni di intarsio e di ricamo, tutte le lavorazioni hanno la stessa allure di un'abito d'epoca ma senza dare l'effetto di vestire in costume.
Tutta la cura che va, dalla scelta del tessuto, alla modellatura alla scelta di certi particolari che abbelliscono l'abito fanno da richiamo al passato ma senza che, chi le indossa, ne sia succube.
Simons sceglie come alleati materiale, colori, accessori, trucco e capelli per attualizzare ogni uscita. Gran parte della collezione comunque è poco accessoriata per dar modo ad ogni cliente di indossare e personalizzare il capo come meglio crede, sopratutto trattandosi delle signore dell'alta moda con un caveaux di gioielli al seguito.
Raf Simons ci ricorda che il lusso è un qualcosa da aggiungere e che aggiungeranno le clienti, se vorranno, altrimenti l'eleganza è qualcosa che si ha e secondo me Raf Simons ne ha da vendere.
Niente di artificiale o artificioso come accadeva nelle presentazioni curate da John Galliano. L'atmosfera è rarefatta come lo sono le modelle che incedono a passo lento e hanno la stessa altera postura di certi figurini di Monsieur Dior.
Raf Simons, nuovo art director, celebra Dior catalizzando l'attenzione sugli abiti e riprende i capi storici e tanto cari alla Maison, New Look per primo.
Le uscite iniziali, total black, ad un primo colpo d'occhio sono semplici ma non vanno scambiate per minimaliste, come non lo è la collezione, la cura con cui Simons e le maestranze Dior creano i completi, giacche e pantaloni, fa capire che l'artificio è nella costruzione e la dedizione al dettaglio sartoriale.
Ogni giacca e ogni abito sono una rievocazione storica dell'archivio Dior, ma senza troppi dettagli da costumista, che renderebbero vano l'intento di Simons, che credo sia, una riscoperta alle lavorazioni, alla artigianalità del lavoro di stilista, in questo caso al lavoro di couturier.
Le lavorazioni non mancano a partire dalle costruzioni sartoriali di certi corpetti e di certe gonne a corolla con le strutture sottostanti che le rendono possibili, sottogone e imbottitre e per finire a quelle più visibili in rilievo con lavorazioni di intarsio e di ricamo, tutte le lavorazioni hanno la stessa allure di un'abito d'epoca ma senza dare l'effetto di vestire in costume.
Tutta la cura che va, dalla scelta del tessuto, alla modellatura alla scelta di certi particolari che abbelliscono l'abito fanno da richiamo al passato ma senza che, chi le indossa, ne sia succube.
Simons sceglie come alleati materiale, colori, accessori, trucco e capelli per attualizzare ogni uscita. Gran parte della collezione comunque è poco accessoriata per dar modo ad ogni cliente di indossare e personalizzare il capo come meglio crede, sopratutto trattandosi delle signore dell'alta moda con un caveaux di gioielli al seguito.
Raf Simons ci ricorda che il lusso è un qualcosa da aggiungere e che aggiungeranno le clienti, se vorranno, altrimenti l'eleganza è qualcosa che si ha e secondo me Raf Simons ne ha da vendere.
Sopra alcuni modelli tratti dalla sfilata Dior, sotto il video della sfilata.
venerdì 4 maggio 2012
Una Foto A Caso
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martedì 4 ottobre 2011
THE DARK SIDE
Quello che non uccide fortifica e per non rimanere uccisi il nostro lato oscuro rivendica la vita, quel lato che nei momenti di maggior tensione tira fuori gli artigli, sempre che la depressione non abbia narcotizzato il nostro io.
Forse è per questo motivo che le immagini cupe e forti che provengono dai media hanno sempre un grande ascendente sul pubblico.
Storicamente l'immagine aggressiva è stata usata nei secoli per segnalare il potere, incutere terrore all'avversario in tempi di guerra e per affermare il proprio status, naturalmente è sempre presente un forte richiamo sessuale.
Nella ritrattistica sopratutto femminile, quindi con la pittura e la fotografia gli artisti, sopratutto maschili, hanno assegnato alle donne il ruolo di incarnazione dell'agressività, aggressività spesso animalesca, con un forte richiamo sessuale.
In tempi antichi è stato fatto per il legame biblico della donna portatrice del peccato originale e per secoli ritratta con simboli di purezza per cancellarne il peccato, bianco, perle ed ermellini bianchi come simbolo di purezza ad esorcizzare l'insito peccato.
Nei secoli la donna è stata oggetto e incarnazione dei desideri maschili, dell'immaginifico e immaginario maschile, in cui è stata non solo lo specchio dello status sociale del proprio uomo ma anche di volta in volta incarnazione di ciò che la società benpensante e bigotta voleva quindi la figura femminile è stata spesso raffgurata come, angelo del focolare, donna angelo, diventando simbolo da esibire per affermare la ricchezza e l'eccellenza dell'uomo, attraverso di essa l'uomo esibisce al pubbico anche le sue ricchezze abbellendola, con oro, diamanti, merletti, pellicce e tutta una serie di espedienti (corsetti e cage) che rendevano ogni donna non solo dipendente all'uomo, ma simbolo da esibire ad ogni evento sociale.
A questa donna succube e fatalmente destinata alla sofferenza corrispondeva poi l'altra faccia della medaglia il lato oscuro della stessa che venne chiamato alla fine del 1800 inizi 1900 Femme Fatale.
La Femme Fatale è l'incarnazione dei desideri maschili, quelli nascosti, quelli che nonostante tutto, nonostante le regole e la mentalità bigotta sono ovviamente per reazione selvaggi, spinti all'estremo e addirittura animaleschi.
Per questo motivo i richiami al mondo animale sono congeniali per evocare donne pavone, donne serpente, donne pantera, donne gatto e tutta una serie di animali che per fisicità come forte richiamo sessuale; aggressività che preannuncia un gioco sessuale adrenalinico, ed esotismo, donano al soggetto quell'alone di ignoto e mistero che incita alla scoperta e all'avventura sessuale.
Donna Fatale che oltre ad essere fatale per gli altri è fatale anche per se stessa e spesso (sopratutto ella letteratura classica) porta alla morte se stessa e il suo amante.
Naturalmente questa immagine di donna è fortemente legata all'epoca in cui vive e se l'immaginario maschile tende a preferire una donna che trasgredisce con il bondage anche molte donne seguiranno quel tipo di immagine, quanto meno ne faranno riferimento anche in alcune tipologie di abito.
L'immagine che diamo è quella che conta e poco importa se poi dietro un abito stringato si nasconde un'educanda, ma forse è proprio questo il gioco, la scoperta, la sorpresa di trovarsi di fronte un'altro mondo.
Il viaggio che facciamo per arrivare a quel buio è più interessante del buio stesso e un gesto, una smorfia, un suono e un segno che richiamano quel mondo nascosto fatto di primordiale aggressività sono le cifre che sommate insieme descrivono il lato oscuro nascosto in ogni donna e che affascinano anche oggi come all'alba dei tempi.
Marchesa Casati Stampa foto Man Ray, 1922.
Sopra "Giuditta" di Gustav Klimt.
Sopra abito Alexander McQueen Autunno-inverno 2006/07.
Sopra pubblicità profumo Christian Dior.
Sopra dipinto di Joseph Albert Penot.
Sopra abito Thierry Mugler, Prmavera/Estate 1992
Sopra l'attrice Louise Brooks, anni 1920 circa.
Sopra la ballerina Loie Fuller e la sua danza serpentina, film documento dei fratelli Lumiere.
Sopra Hedy Lamarr nel film "Sansone e Dalila" 1949.
Illustrazione di Aubrey Beardsley
per il libro "Salomè" di Oscar Wilde.
per il libro "Salomè" di Oscar Wilde.
Ruth St.Denis, ballerina e coreografa, nel suo abito pavone.
Sopra la Marchesa Casati in un ritratto di Giovanni Boldini.
Sopra pubblicità del profumo John Galliano.
Sopra foto da Acne Paper, numero 9, Fall/Winter 2009, fotografo Paolo Roversi, modella Thilda Swinton.
Sopra Isabella Blow.
Betty Page in costume da gatto.
Sopra tre illustrazioni Renè Gruau.
Sopra L'attrice Louise Brooks, 1920 circa.
Sopra foto pubblicitarie per Gallerie La Fayette, Parigi.
Sopra foto della campagna pubblicitaria e video
della collezione Givenchy A/I 2011-12
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