martedì 17 luglio 2012

Maison Martin Margiela | Haute Couture | Automne Hiver 2012 2013

La prima uscita è bianca, una giacca senza maniche portata come un miniabito, tagliata a vivo, e chiusa da due pomelli, simili a quelli dei vecchi comò, usati come gemelli e decisamente fuori misura.
La sfilata è un susseguirsi di citazioni prese qua e là dalla couture parigina dei decenni scorsi, tavolozza colori inclusa e richiami a grandi capi classici della storia recente e non (Yves Saint Laurent, Christian Lacroix).
Le lavorazioni artigianali consone all'atelier Margiela sono le finiture a taglio vivo, con bordi lasciati volutamente sfilacciati, le sovrapposizioni di pizzo  a creare nuovi disegni e il capo a chiusura della collezione, un soprabito trasparente creato da un pezzo di vela da barca. 
Inizialmente guardando la collezione si ha una sensazione destabilizzante ma guardando  meglio si capisce che la chiave di lettura della collezione è chiusa dietro quei pomelli che, guarda caso, sono a guardia di aperture e punti di snodo.
Forse a ricordarci che come avviene per i cassetti, dove metaforicamente si possono riporre i sogni, la couture ha da sempre fra i suoi intenti di vendere sogni. 
E in effetti la collezione è una vera e propria parata di sogni e di citazioni, un'elogio alla sartorialità e una ode allo strass, da sempre indiscusso protagonista dello sfarzoso e a volte pacchiano mondo dell'alta sartoria.
Alcune uscite sono ricamate di strass e questi ricoprono anche i volti delle modelle, trasformate in inquietanti manichini dal volto di strass.
Le maschere assolvono a una duplice funzione, in primis focalizzare l'attenzione sull'abito e in secondo luogo far passare ancora più forte il concetto legato al sogno dell'alta moda, in questo caso ognuno può identificarsi in una delle uscite.
E non è difficile sognare di indossare una delle creazioni le quali hanno come filo conduttore l'armonia delle proporzioni della Couture,  quella vecchia maniera, ormai entrata a far parte dell'olimpo iconico e dell'immaginario collettivo.
Scardinando le regole Margiela ci rende partecipi, facendoci pensare e riflettere in una parata ipnotica da cui sembra impossibile distogliere lo sguardo e sognare.













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